Supponiamo che ci sia un gruppo di bimbi che gioca all'asilo e che sia una qualche dimensione parallela dove possano farlo amenamente, senza orde di pedofili che "spuntano dalle fottute pareti" (cit.).
In quel gruppo spicca una bambina sempre smaniosa di piacere a tutti e per questo assai prona anche a dire diverse balle; ora, si sa che i bambini sanno essere molto crudeli ed un bel giorno il gruppo si stufa di lei, del suo lecchinaggio e delle sue piccole grandi millanterie.
Resta da sola e qui cova un sordo rancore; cerca in tutti i modi di mettersi in mezzo: quando gli altri parlano, quando gli altri giocano, quando gli altri mangiano... E riesce solo a farsi sentire ancora più insopportabile dagli altri.
Ad un certo punto qualcosa si rompe nella sua piccola testolina ed inizia a gridare che il suo ex amichetto del cuore, Gigi, le sta toccando il culo!
Accorrono subito due maestre, ma constatando che Gigi manco è in stanza, la rimproverano blandamente e lasciano correre la cosa.
La situazione si ripete ancora quel giorno ed ancora nei giorni a venire; ad un certo punto la maestre, trovandosi contro un muro che ha più del patologico che del capriccioso, desistono e, in una versione scolastica della favola di "al lupo! al lupo!" prendono ad ignorare la piccola.
Come era da prevedersi, al piatto comportamento di chi doveva sorvegliare, la donn-ops, volevo dire la bambina, non fa che inacidirsi ancora di più: da un lato si sente ancora più ignorata, fallito l'ennesimo miserrimo tentativo di essere considerata; dall'altro inizia a pensare, per tollerare meglio il tutto, che questo significhi che è lei quella nel giusto.
Gli attacchi verso il gruppo prima ignorato riprendono ancora più pesanti, si mette in mezzo ai bambini inventandosi che Tizio ha fatto i dispetti a Caio ed altro ancora, tutto in giganteschi microcomplottini che ruotano attorno a Gigi e, ora, pure la sua amica Luisella, la quale, decide la bimba rabbiosa, è così amica di Gigi solo perché il culetto se lo fa palpare sul serio.
Ben presto la situazione degenera nel tragicomico e la bimba isolata vive in un limbo tutto suo, ignorando o meglio forzandosi di ignorare che ormai è lo zimbello di tutti e quando parla al massimo qualcuno le annuisce sommessamente sperando che vada ad importunare altri; a scuola nessuno le parla più e la si lascia cuocere nel suo brodo; Gigi, Luisella ed altri presi un po' a caso, un po' perché avevano difeso i due amichetti, diventano oggetto di insulti e insinuazioni sempre più pesanti.

Nella foto bimbi che giocano dopo aver isolato la protagonista del racconto, la quale si metterà a fotoscioppare con il paint di windows improbabili rapporti orali della ragazza al primo bimbo e una divisa di Hamas sul secondo...
Supponete che ad un certo punto però, vuoi per qualche docente che si sveglia, vuoi perché i genitori dei bambini si stanno incazzando, vuoi perché la bimba inizia a mostrare segni di pesante squilibrio pure a casa, la puera viene spostata in altro istituto.
Anche qui, ça va sans dire, stessa trafila...
Supponete ancora che o lei non trovi mai legnate sufficientemente dure o, più probabilmente, si riveli semplicemente troppo ostinata (od ottusa) per trarne qualche beneficio...
E si arriva alla pubertà, poi alle nozze, maternità di figli disgraziati, poi agli "-anta" ed oltre: sempre tutto dannatamente così uguale...
Ecco, fatto il quadro?
Se la bimba fosse stata fermata prima, qualche centinaio di poveracci avrebbe avuto, certo a vario titolo e con varia intensità, mille rotture di gonadi maschili in meno...
E, arrivando ad un dunque, spero che il tutto sia più chiaro anche a chi, evidentemente lontano da una certa vicenda, si permette di suggerire alle persone colpite "ma poverina, è solo una squinternata, lasciate correre".
Eh, no!
A parte, come detto sopra, che lavarmi le mani oggi significa tirare la merda nel giardino del vicino, perché se ti aspetti che smetta o sia un caso isolato, diciamocelo, o sei un ingenuo tale da figurare come illustrazione alla voce enciclopedica "citrullo", oppure agisci con immensa leggerezza.
Sarei curioso, e si passa al secondo lemma del titolo, di sapere quante persone sarebbero disposte a chiudere pacificamente un occhio dopo:
- essere accusati in maniera del tutto gratuita e pubblica di crimini orribili, scelti un po' a casaccio (o "cazzo", che dir si voglia);
- venire tartassati costantemente, tanto per via telematica che nella vita di tutti i giorni;
- veder coinvolti pure colleghi, superiori, parenti, amici, fidanzati, genitori, coniugi, fratelli, etc in deliri agghiacciantemente squallidi;
- avere i propri dati personali, quali nome, cognome, numero di telefono, indirizzo, sede di lavoro, mansioni (ok, qui spesso si va di fantasia con il soggetto in questione) sputtanati in pubblico;
- sapere che grazie ad alcuni dei punti sopra se qualcuno, che so, ex compagni di elementari, amici di vostra madre o possibili datori di lavoro, cercano il vostro nome su Google, molto probabilmente verrebbe fuori un quadro tale di voi da far sembrare al confronto Hannibal Lecter un discolaccio irrequieto;
- quanto sopra, pensando che per la legge dei grandi numeri, qualcuno che ci crederà prima o poi capita, non importa quanto costei sevizi ogni linguaggio che maneggia;
- sapere di essere finiti, vostro malgrado come anelli in una catena piena di ruggine e merda, per cui, un giorno o l'altro, qualcuno dei vostri conoscenti, non importa quanto vicino, potrà essere il nuovo focus delle sue morbose attenzioni.
A partire da questo, se volete, si può anche discutere, per quanto non veda bene di cosa...
Oltre tutto quello che mi viene più spontaneo chiedermi è: dove minchia sta tutta questa gente caritatevole quando serve per cose diverse che compatire a suon di languidi click un freak che non li tocca?

Un tipico esempio di solidarietà fuori dal web: un uomo aveva lasciato aperto il rubinetto di una fontanella con lo scarico otturato dalle foglie diversi anni fa...
Sarò sfigato io, ma, contando anche qualche esperienza di volontariato alle spalle e nel presente, mi pare che la stragrande maggioranza della gente pensi solo al suo orticello...
Ah, i prodigi della rete...




